Estetista denunciata per lesioni colpose
Un’estetista di Chivasso è stata denunciata per lesioni colpose dalla cliente, dopo una seduta laser per epilazione finita male.
Una 27enne di Verrua Savoia racconta di essersi sottoposta a una seduta di epilazione laser (maggio 2025), di aver avvertito subito un calore “anomalo” e un forte bruciore, e di aver poi ricevuto la conferma medica di un’ustione. Dopo un tentativo di chiusura “amichevole” non riuscito, la donna avrebbe presentato denuncia all’Arma dei Carabinieri, con l’ipotesi di lesioni personali colpose.
Che cosa racconta la cronaca
Secondo la ricostruzione pubblicata, durante la seduta il centro avrebbe proposto l’uso di un “nuovo macchinario” presentato come più innovativo. La cliente avrebbe segnalato il dolore già in cabina, ma sarebbe stata rassicurata. Nei giorni successivi, tramite messaggi, avrebbe ricevuto indicazioni generiche (creme lenitive), finché il medico di base e il dermatologo avrebbero certificato l’ustione e avviato una terapia.
Sempre secondo l’articolo, il centro avrebbe negato responsabilità e proposto una visita presso il proprio medico legale; visita che avrebbe comunque confermato una bruciatura da epilazione laser, senza però portare a un accordo o risarcimento. Da qui la denuncia e l’avvio delle valutazioni da parte delle autorità.
Perché il laser non è mai “una seduta come le altre”
Quando usiamo apparecchiature ad energia, l’errore “piccolo” (parametri non adatti, pelle non valutata bene, aspettative sottovalutate, protezioni gestite con leggerezza) può diventare un danno vero: non solo per la cliente, ma anche per il centro, la reputazione e la serenità del team.
Questa notizia, al di là dell’esito giudiziario (che non possiamo conoscere oggi), ci ricorda una cosa semplice: con il laser la sicurezza non è un accessorio. È parte del servizio.
Cosa chiede la normativa in pratica
In Italia l’attività di estetista è definita e delimitata dalla legge, che esclude le prestazioni con finalità terapeutica. Questo è importante perché, quando si lavora con tecnologie “forti”, bisogna essere chiarissime su obiettivi, limiti e linguaggio usato con la cliente.
Per quanto riguarda le apparecchiature, il Decreto n. 206/2015 (che aggiorna il quadro sugli apparecchi elettromeccanici utilizzabili nell’attività di estetista) è uno dei riferimenti centrali per capire “cosa” si può usare e “con quali condizioni”, compresi i dispositivi per epilazione laser.
Poi c’è tutta la parte sicurezza sul lavoro: valutazione del rischio, formazione, procedure, responsabilità organizzative. Qui il riferimento generale è il D.Lgs. 81/2008.
Infine, per il laser esiste una cornice tecnica molto concreta: ad esempio la pubblicazione INAIL sulla sicurezza laser richiama concetti come classificazione del rischio, necessità di formazione, idoneità del locale, DPI oculari, ambiente controllato e gestione strutturata del rischio.
Le abitudini che ti proteggono davvero
La prima è la consulenza pre-trattamento fatta bene, sempre. Non “due domande al volo”, ma una raccolta informazioni che ti permetta di decidere se trattare, rimandare o non trattare: fototipo, abbronzatura recente, farmaci fotosensibilizzanti, patologie cutanee in atto, soglia del dolore, zona e spessore del pelo, aspettative. E quando cambi macchinario o tecnologia, io consiglio di considerare la fase iniziale come “nuovo protocollo”, non come una semplice sostituzione di strumenti.
Insomma ci vuole una scheda cliente dedicata all’epilazione laser, come quella presente nelle mie schede clienti.
La seconda è la gestione dei parametri con mentalità “clinica” (anche se non facciamo clinica). Vuol dire partire in modo conservativo quando serve, osservare la risposta cutanea, sapere quali segnali sono “ok” e quali sono campanelli d’allarme. Lo spiego fino alla nausea nel mio corso laser.
Il classico “è normale” detto troppo in fretta è una delle frasi più pericolose del nostro lavoro, perché spegne l’ascolto proprio quando dovremmo alzarlo.
La terza è l’ambiente e le protezioni, senza scorciatoie. Occhiali giusti per lunghezza d’onda e classe del dispositivo, procedure chiare su chi può stare in cabina mentre il laser è in funzione, attenzione a superfici riflettenti e gestione del rischio oculare. La guida INAIL, ad esempio, parla di misure come la delimitazione di un’area controllata e l’uso di DPI idonei, oltre alla verifica di macchina, manuali, locale e procedure.
E poi c’è un tema che spesso viene trascurato finché non serve: la documentazione. Scheda cliente aggiornata, consenso informato scritto (che nelle mie schede clienti è presente e da compilare per ogni cliente) e comprensibile, indicazioni post-trattamento consegnate (e firmate per presa visione), registrazione dei parametri utilizzati, note su cosa è stato osservato in cabina. In una situazione contestata, “io mi ricordo” vale pochissimo; “io ho scritto” vale molto di più.
Se succede un imprevisto in cabina
Può capitare anche alle professioniste più scrupolose. La differenza la fa come reagisci: fermare subito il trattamento, gestire la parte di primo supporto con buon senso (senza improvvisazioni “da social”), indirizzare la cliente al medico quando serve, documentare l’accaduto in modo oggettivo e attivare un follow-up serio. Anche questo è “servizio”, ed è una tutela per tutti.
Un pensiero finale da portarsi a casa
Questa storia non serve per fare paura, ma per alzare lo standard. Perché la verità è che oggi il laser non è più un “plus”: per molte clienti è un trattamento dato per scontato. E proprio per questo noi dobbiamo essere un passo avanti, non solo con la tecnologia, ma con metodo, rigore e comunicazione.
La Vostra Valentina
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