Centri estetici chiusi in zona rossa: ecco perchè!

Ciao Ragazze e ciao Ragazzi,

finalmente la vostra domanda trova risposta ma…non vi piacerà come non è piaciuta a me.

Facciamo un attimo un passo indietro: credo sappiate tutti che Confestetica a fine anno 2020 ha fatto ricorso al TAR per chiedere la riapertura dei centri estetici in zona rossa.

Roberto Papa, segretario di Confestetica, mi stava tenendo aggiornata passo dopo passo, rispetto a quanto sopra e ieri, dopo l’incontro tra l’Avvocatura di Stato e gli avvocati di Confestetica difronte al Presidente del TAR, ecco cosa è emerso rispetto alla domanda che tutte vi state ponendo da novembre: “perchè i centri estetici devono stare chiusi e i parrucchieri no?”

Vi pubblico quanto appena scritto da Roberto Papa:

Estetiste chiuse, parrucchieri aperti:  l’avvocatura del Presidente del Consiglio al TAR sostiene che la depilazione del viso e del corpo di una donna non sono esigenze essenziali di cura e di igiene della persona la barba di un uomo si.

Roberto Papa

di Roberto Papa 27 gennaio 2021

Volete sapere il vero motivo estetiste chiuse, barbieri/parrucchieri aperti?
Discriminazione di genere. Le donne non hanno diritto alla loro igiene personale, gli uomini si!

I Dpcm chiudono i centri estetici in zona rossa, ma lasciano aperti i barbieri/parrucchieri, seppur entrambi effettuano gli stessi trattamenti estetici così come è previsto dalle leggi di settore.

Confestetica impugna tutti i Dpcm e le uniche motivazioni a difesa riportate dall’avvocatura sono altamente discriminatorie, misogine, sessiste, maschiliste, svilenti oltre che denigratorie e diffamatorie, sia per la professione dell’estetista, che per tutte le donne in generale.

Difatti sia INAIL, ISS e CTS, non hanno mai fatto alcuna discriminazione tra barbieri/parrucchieri ed estetiste e la Pubblica Amministrazione non sa spiegare nemmeno a sé stessa perché nei DPCM sia presente tale gravissima discriminazione tra lavoratori e imprese (estetiste e barbieri/parrucchieri) che hanno lo stesso codice ATECO sia per classe che per categoria (96.02.0), oltre ad avere lo stesso Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e stessi protocolli.

Come è noto Confestetica ha impugnato i DPCM con due ricorsi al TAR, sia quelli del 3 novembre e del 3 dicembre con udienza cautelare fissata in Camera di Consiglio per oggi 27 gennaio e con motivi aggiunti, l’associazione ha fatto ricorso anche per quello del 14 gennaio 2021, per il quale ha richiesto anche un provvedimento d’urgenza inaudita altera parte.

Per questo, il Presidente del TAR, avendo ritenuto la questione molto delicata, dimostrandosi persona molto attenta e di grande sensibilità professionale e personale, ha ritenuto che la questione si dovesse decidere in tempi molto brevi, ritenendo di voler fare una valutazione di una certa consistenza e per questo ha invitato l’avvocatura dello Stato a produrre documentazione comprovante tale decisione di chiusura dei centri estetici in zona rossa, in quanto quella da loro prodotta è risultata essere troppo poca e inconsistente.

L’avvocato in sostituzione al dominus, che rappresenta la Presidenza del Consiglio, ovvero Giuseppe Conte, come unico motivo ha portato delle pagine di giornale, asserendo di aver avuto tali indicazioni dal collega facendo presente che su questa vicenda dei centri estetici, sono delle attività molto peculiari dove spesso c’è una commistione con delle attività poco chiare dove spesso si esercita anche la prostituzione.

Il Presidente del Tar dott. Antonino Savo Amodio è subito intervenuto, da vero uomo delle istituzioni quale lui è, ammonendo fermamente l’avvocato dello Stato, facendo notare che le sue affermazioni erano molto gravi e pesanti. Subito dopo l’avvocato di Giuseppe Conte, ha ritirato tali gravissime affermazioni e il Presidente del TAR ci ha rassicurati, dicendo che di ciò lui non ne terrà conto.

Ma l’avvocatura, questa volta nero su bianco, si spinge anche oltre, facendo una discriminazione di genere, affermando che l’igiene di una donna, ovvero depilarsi il viso o il corpo, non corrisponde ad una esigenza igienica della persona essenziale ed irrinunciabile, mentre la barba di un uomo, – sempre secondo l’avvocatura dello Stato – “corrisponde ad un bisogno e ad una esigenza di cura, anche igienica, della persona ben più essenziale e irrinunciabile

Queste ad oggi sono le non motivazioni, che hanno portato il Governo a decidere di chiudere i centri estetici in zona rossa.

Il Presidente del Tar ha rinviato per la trattazione alla Camera di Consiglio del 10 febbraio prossimo, intimando l’avvocatura dello Stato di produrre documentazione idonea entro 7 giorni, ovvero entro e non oltre il 2 febbraio.

Vi invito a leggere il comunicato integrale cliccando qui

Premesso che a livello personale sono molto molto molto arrabbiata per queste motivazioni, cercando di rimanere lucida, ho fatto l’ennesima riflessione e la conclusione è che anche queste affermazioni mi riportano ad un unico concetto:

dobbiamo assolutamente elevare la figura dell’estetista

dobbiamo farlo con ogni mezzo

dobbiamo farlo in ogni direzione

dobbiamo farlo anche a livello culturale

ma soprattutto non dobbiamo più aspettare!

Se la visione che c’è del nostro settore ai vertici dello Stato è questa, abbiamo l’obbligo di agire tutti insieme per scardinare queste convinzioni e far comprendere cosa siamo, dove siamo, dove vogliamo andare, quali sono i servizi che vengono erogati con professionalità e rispetto delle normative.

Ci vediamo questa sera in live… non mancate

La Vostra Valentina