La Sterilizzazione nel centro estetico

13 Nov 2019

La Sterilizzazione nel centro estetico

/

Ciao Ragazze,

visto l’enorme interesse sull’argomento e la poca chiarezza (a volte), ecco che ho cercato di fare ordine sull’igiene e la sterilizzazione nei vostri centri estetici.

Oltre a tutte le norme di buon senso che è sempre bene seguire in questi casi, mi piace iniziare ricordando ciò che viene insegnato nelle scuole di estetica e che non darei per scontato.

L’estetista deve sempre essere pulita ed ordinata, deve curare l’igiene della bocca ed avere i capelli puliti, soffici e legati. E’ bene non utilizzare saponi che alterino il ph della pelle. Le unghie devono essere accuratamente pulite, corte e spazzolate. Mantenere puliti ed asciutti gli spazi interdigitali e le ascelle dove il sudore è alcalino e può macerare la cheratina, favorendo la crescita di stafilococchi e streptococchi. Non trascurare di lavare le mani prima e dopo ciascun trattamento.

Preferire i camici in fibre naturali, calzature con suola e tomaia tali da favorire la traspirazione.

E’ inoltre molto utile avere una conoscenza, anche sommaria, di cosa sono virus, batteri e microrganismi in generale, nonché quali sono le principali vie di contagio e di trasmissione delle malattie infettive.

Detto ciò, cosa è indispensabile fare nel centro estetico affinchè vengano rispettate le norme igienico-sanitarie necessarie a rendere l’istituto un luogo sicuro e protetto dalle contaminazioni?

Dobbiamo mantenere l’ambiente pulito e le attrezzature disinfettate e sterilizzate.

LA DISINFEZIONE

Disinfettare una superficie o un dato strumento significa distruggere i microrganismi patogeni presenti su un substrato o in un determinato ambiente.

I disinfettanti possono essere di natura:

  • Chimica inorganica come acidi, alcali, sali di metalli pesanti ed allogeni.

I disinfettanti acidi per essere efficaci devono essere utilizzati a concentrazioni elevate e si rivelano dannosi in quanto sono corrosivi per la maggior parte delle attrezzature, l’uso in diluizione è scarsamente efficace allo scopo.

La sostanza più utilizzata ed efficace è l’acido PERACETICO, ottimo per la disinfezione della maggior parte delle attrezzature utilizzate nei centri estetici.

Gli alcali hanno una buona efficacia ma solo se utilizzati a caldo, in genere vengono utilizzati come detergenti-disinfettanti per pulire pavimenti, piastrelle ecc… fanno parte di questa categoria la soda caustica ed il carbonato di sodio.

I Sali di metalli pesanti sono sicuramente poco pratici, i derivati inorganci del mercurio sono efficaci ma molto tossici, e quelli organici sono costosi e macchiano di rosso, stiamo parlando del mercurocromo che tutte abbiamo sicuramente utilizzato almeno una volta (non solo nel centro estetico).

Gli allogeni sono di uso comune e sono molto efficaci. L’ozono a esempio è utilizzato anche per la potabilizzazione dell’acqua; l’acqua ossigenata deve la sua azione al rilascio dell’ O2 quando viene a contatto con sostanze organiche (il processo avviene quando si sviluppa la schiuma), ed è utilizzato generalmente per disinfettare la cute.

Fanno parte dei disinfettanti chimici anche i prodotti a base di iodio, dove troviamo la tintura di iodio (chimica inorganica) e l’iodopovidone in genere come soluzione al 10%, più conosciuto con il nome di “betadine”, che è un composto organico.

 

  • Chimica organica: alcoli, aldeidi, fenoli, composti tensioattivi, essenze vegetali.

Per quanto riguarda i composti disinfettanti organici gli alcoli sono attivi su batteri e funghi, in quanto riescono a denaturare le proteine di cui sono composti, sono però inattivi sui virus in generale e su alcune spore. Sono soggetti a quello che si chiama il “tempo di contatto”, significa che per espletare la loro funzione devono stare a contatto con l’attrezzatura, per esempio, almeno un tot di tempo.

Un esempio pratico: se utilizziamo l’amuchina per lavare la frutta, dobbiamo lasciarla immersa in soluzione almeno 20 minuti, tempo minimo indispensabile affinchè la carica batterica sia completamente debellata; i 20 minuti sono il tempo di contatto.

Per quanto riguarda aldeidi, fenoli, tensioattivi ed essenze vegetali (come timo, bergamotto, limone, lavanda) hanno sicuramente potere battericida ed in alcuni casi batteriostatico, ma il loro impiego migliore rimane legato alla pulizia delle superfici di lavoro, dove l’igiene deve andare al di là del normale lavaggio, dove devono essere dei coadiuvanti ai normali prodotti specifici.

Teniamo sempre presente che sono tutte sostanze che possono irritare occhi e mucose, per cui durante il loro utilizzo è necessario prestare particolare cautela ed in alcuni casi, indossare le protezioni previste dalla situazione.

  • Disinfettanti fisici come calore a secco, aria calda o fiamma, calore umido: bollitura a 100°C
  • Radiazioni a raggi UV che vengono utilizzate per mantenere bassa la carica batteriostatica, in genere, delle attrezzature sterilizzate.
  • Gli ultrasuoni fanno parte di questa categoria ed agiscono mediante vibrazioni meccaniche che portano alla compromissione delle strutture vitali dei microrganismi.
  • Il calore deve la sua efficacia alla scomposizione delle sostanze chimiche e proteine enzimatiche di cui sono composti i microrganismi.

 

Il calore sia secco che umido, può essere utilizzato anche nei processi di sterilizzazione (sfere di quarzo ed autoclave).

 

La scelta del disinfettante più opportuno deve essere calcolata accuratamente, in base al livello di resistenza di ogni specie microbica, dall’efficacia del disinfettante e dalla sua stabilità nel tempo; dal tempo di contatto e dalla temperatura di disinfezione.

 

LA STERILIZZAZIONE

Sterilizzare una superficie, uno strumento, significa distruggere completamente, al 100% ogni forma di microrganismo presente su un dato materiale, incluse le spore.

La sterilizzazione è quel processo mediante il quale si ottiene la distruzione di tutti i microrganismi patogeni e non, nonché delle spore, intese come forma biologica, mediante la quale i microrganismi sopravvivono in ambiente ostile, in attesa del ripristino di condizioni di forma vegetativa che ne consente la moltiplicazione.

Le procedure necessarie per eseguire correttamente la sterilizzazione, a prescindere dal metodo più opportuno e prescelto, sono da seguire scrupolosamente per non rendere vano l’intero procedimento.

I mezzi per raggiungere tale scopo possono essere chimici o fisici.

I mezzi fisici sono rappresentati dal calore, che viene usato in varie forme, a secco oppure umido. Il calore secco a sua volta può essere usato come fiamma o aria calda.

I mezzi chimici sono sostanze che posseggono azione sterilizzante, come ad esempio composti quaternari di ammonio, formalina, ossido di etilene.

I tempi di sterilizzazione variano a seconda del mezzo utilizzato, in genere si calcolano con questi parametri:

calore in stufa: 150°C 45 minuti

autoclave a 120°C 20 minuti

Sfere di quarzo a 230°C 2 secondi.

Ricordiamoci che le lampade a raggi UV non disinfettano né sterilizzano, riducono la carica microbica ed hanno potere batteriostatico cioè mantengono bassa la carica batterica sugli attrezzi disinfettati, e mantengono la sterilità di tutto ciò che ha subito un processo di sterilizzazione.

Abbiamo ricordato quanto sia importante seguire scrupolosamente alcune fasi fondamentali durante il processo di sterilizzazione delle attrezzature, per non rendere vano tutto il processo.

Riteniamo fondamentale ricordare in questa sede che attualmente l’estetista NON PUO’ utilizzare lame, bisturi o strumenti taglienti (gli attrezzi utilizzati in passato per eseguire i trattamenti di pedicure curativo, oggi di esclusiva competenza dei podologi).

Quando parliamo di sterilizzazione degli strumenti pensiamo subito agli strumenti per manicure e pedicure in acciaio, e a tutto quello che non è monouso.

I sistemi di sterilizzazione più largamente utilizzati sono i seguenti:

  • Vapore (caldo umido ad alta pressione=autoclave)
  • Caldo secco: sfere di quarzo
  • Ossido di etilene
  • Gas di perossido di idrogeno
  • Acido peracetico
  • Radiazioni

Le normative vigenti, che guarda caso si rifanno sempre alla legge 1/90 e seguenti normative del ministero della sanità, ci dicono che siamo obbligate a sterilizzare le attrezzature che abbiamo visto in precedenza, ma non ci obbligano al metodo, possiamo scegliere quello che più si confà alla nostra attività, quello con il quale ci interfacciamo meglio, l’importante è sempre che tutto segua un filo logico, igienico e coerente.

Ma perché è così importante sterilizzare? Perché tutto quello che usiamo in istituto per lavorare viene a contatto con le clienti, fisicamente, esiste sempre il rischio di trasmissione di infezioni.

Tutelando la nostra salute, quella dei nostri collaboratori e quella dei clienti, offriamo uno standard igienico eccellente e garantito che ci aiuta anche a fidelizzare nonché ad aumentare la clientela del centro.

Rendiamo partecipi le nostre clienti del processo di sterilizzazione che utilizziamo, informiamo con cartelli o annotazioni sulle brochure, non diamo nulla per scontato.

La preparazione degli strumenti per la sterilizzazione prevede prima di tutto che la pulizia inizi da noi stesse, ci laviamo le mani, leghiamo i capelli, indossiamo guanti (e mascherina se utilizziamo acidi o sostanze volatili) una pulizia accurata, magari con un disinfettante per iniziare a rimuovere tutto il possibile.

I metodi di sterilizzazione più consoni ed efficaci in un centro estetico sono sicuramente quelli che prevedono l’impiego di calore, sia secco che umido.

La sterilizzazione con calore a secco è una delle più diffuse, chi di noi non possiede almeno uno sterilizzatore a sfere di quarzo? Credo sia uno dei primi strumenti che acquisiamo quando finiamo la scuola!

I risultati in termini di efficacia sono sicuramente soddisfacenti, ma ricordiamo sempre che le attrezzature sottoposte a questo processo devono essere immediatamente inserite sotto la lampada a raggi uv per mantenerne la sterilità, la quale non è comunque garantita nel tempo in quanto anche il solo contatto con l’aria fa perdere il requisito, e soprattutto non è documentabile. Cosa vuol dire  non è documentabile? Che non abbiamo traccia effettiva delle operazioni eseguite.

L’unico mezzo, al momento, che ci permette di certificare l’avvenuto processo di sterilizzazione e di sigillarne la qualità è la cosiddetta AUTOCLAVE.

Infatti per eseguire la sterilizzazione con l’autoclave si esegue l’introduzione degli strumenti in apposite buste corredate di indicatori chimici della temperatura, che virano di colore al raggiungimento della temperatura idonea al processo.

Sulle buste si trovano indicate la data della sterilizzazione e la relativa scadenza; sono sigillate al momento della loro collocazione sul vassoio alloggiato all’interno dell’apparecchiatura e nel caso non si utilizzino immediatamente, possono essere inserite nei contenitori di stoccaggio attrezzati con lampade a raggi UV, per mantenere bassa la carica batterica della busta.

Si consiglia di aprire la confezione contenente le attrezzature trattate direttamente davanti alla cliente ed indossando i guanti (nitrile o lattice),  ad ulteriore prova di qualità dei protocolli igienici all’interno dell’istituto.

L’autoclave è un sistema di sterilizzazione che sfrutta le proprietà del vapore bollente.

Si tratta di un recipiente a pressione che esegue il processo di sterilizzazione mediante vapore saturo sotto pressione che raggiunge la temperature dai 121°C ai 134°C, come dicevamo è attualmente il metodo di sterilizzazione più sicuro. Il vapore, nel condensare sulla superficie dello strumento da sterilizzare, cede energia provocando danni irreversibili ai microorganismi.

Il procedimento completo, dopo aver espletato le fasi preliminari descritte, di pulizia e disinfezione, sono generalmente 4:

  • Generazione del vuoto:all’interno dell’autoclave viene generato il vuoto. L’aria atmosferica viene pompata fuori dall’interno dell’autoclave e sostituita da vapore saturo sotto pressione. Una  volta creato il vuoto, la valvola di vuoto viene chiusa.
  • Riscaldamento: lo strumento da sterilizzare raggiunge in ogni sua parte la temperatura necessaria alla sterilizzazione del medesimo, per effetto del vapore saturo.
  • Sterilizzazione vera e propria:la durata di questa fase dipende dal numero di germi e dalla temperatura di sterilizzazione.
  • In genere sono previsti 30 minuti, da 121°C a 134°C alla pressione di 3 bar (atmosfere).
  • Raffreddamento e conclusione del ciclo.
  • Sistemazione delle buste nell’espositore a lampade germicide a raggi ultravioletti.

Abbiamo terminato la prima sommaria descrizione riguardo questo argomento molto importante e sul quale non sempre si trovano riferimenti semplici e comprensibili sul da farsi.

Per qualunque dubbio, potete scrivere via whatsapp al 340/5020158 oppure alla mail redazione@estetispa.it

Annalisa Piccini

 

 

 

 

Lascia il tuo commento

LA NOSTRA COMMUNITY

Unisciti a noi e resta sempre informata

L'outlet dell'estetica
Il salotto di Estetispa
A.A.A. Estetista cercasi
Estetispa Academy